Lo sbiancamento dei denti può ridurre la placca e la gengivite? [Rassegna stampa]

Uno dei principali motivi per un consulto dentale oggi è legato all’alterazione estetica dell’aspetto del dente, in particolare quando si avvertono cambiamenti nel colore.

Per migliorare l’aspetto dei denti, vengono principalmente impiegati due agenti sbiancanti: perossido di idrogeno e perossido di carbamide. Le due sostanze sono relativamente sicure ed efficaci, ma non sono da escludere alcuni effetti collaterali, in particolare dopo la massiccia distribuzione delle formulazioni “da casa“, usate senza la supervisione di un professionista qualificato.

A tal proposto sono segnalati in letteratura clinica problemi ai tessuti duri e molli e modifiche della flora batterica. Su quest’ultimo aspetto ci sono considerazioni controverse: da un lato, sembra che la formazione della placca venga favorita dall’aumento della rugosità superficiale dopo lo sbiancamento, dall’altro alcuni studi in vitro hanno dimostrato che i prodotti sbiancanti potrebbero avere potenziali proprietà antibatteriche dovute al rilascio di ossigeno.

Uno studio sistematico sugli effetti dello sbiancamento dentale

Su questo tema, il professor Sanz-Sánchez e il suo team hanno pubblicato nel 2019 una revisione sistematica sull’argomento allo scopo di valutare gli effetti dei diversi prodotti utilizzati per lo sbiancamento dentale nei cambiamenti degli indici di placca e gengivite rispetto a un gruppo di controllo (il quale non aveva seguito nessun trattamento o aveva usato un trattamento placebo).

Il risultato di questa ricerca ha mostrato una riduzione statisticamente significativa della formazione di placca e dell’indice di gengivite durante il trattamento nel gruppo di test rispetto al gruppo di controllo. In alcuni studi, tuttavia, è stato dimostrato che, dopo lo sbiancamento dei denti, i denti potrebbero essere più pronti all’accumulo di placca a causa di modifiche della superficie.

Il processo di demineralizzazione sembra essere principalmente correlato al basso pH anziché alla presenza del perossido di idrogeno stesso; per questo le alterazioni della superficie dello smalto possono quindi variare a seconda dei prodotti sbiancanti utilizzati e sembrano essere associate all’uso di agenti sbiancanti a basso pH.

Considerazioni finali

Gli autori hanno concluso che, nei limiti della revisione sistematica, l’uso di prodotti sbiancanti per i denti è associato a una riduzione statisticamente significativa dei livelli di placca dentale e gengivite durante il trattamento. Tuttavia, non sono disponibili dati per confermare questi risultati a lungo termine e per sostenere che questi cambiamenti siano clinicamente rilevanti.

Come regola generale è da sottolineare l’importanza di buoni livelli di igiene orale prima, durante e dopo il trattamento, ed evitare l’uso massivo del fai da te”.

Per approfondire, rimandiamo all’articolo originale in inglese del Prof. Lorenzo Breschi su Dentistry33.